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Le
vacanze sono ormai iniziate; anzi, per chi ha scelto il mese di
luglio esse sono già in piena attuazione. Voglio rivolgermi a tutti
augurando un tempo sereno di riposo per godere degli effetti
benefici della natura: il sole, il mare, il fresco della montagna,
il camminare sereno tra i boschi, la visita a luoghi di arte e di
storia.
Ma non possiamo tralasciare la
considerazione della gioia delle relazioni umane che il periodo
estivo favorisce, a partire da un più intenso ritrovarsi all’interno
della famiglia, che auguro a tutti sia sereno e proficuo ai fini
della stabilità della famiglia e dell’armonia tra tutti i suoi
membri. Il riposo estivo, pertanto, sia tempo di dialogo, di
riflessione, di costruzione amorevole dei grandi valori della
famiglia. E non dimentichiamo che la relazione fondante per l’uomo è
il rapporto con Dio: invito, perciò, a dare maggiore spazio alla
preghiera e alla lettura della parola di Dio.
Anche io, nella seconda metà del mese
di agosto, passerò alcuni giorni di riposo nella mia famiglia.
Intanto continuo le mie visite nelle varie realtà della Diocesi.
E’ passato poco più di un mese
dall’inizio del mio ministero pastorale nella Chiesa di Dio che è in
Locri-Gerace. Debbo ringraziare il Signore per i doni che mi ha
concesso in questi giorni, consentendomi di prendere contatto con
tante persone e di conoscere molte realtà della porzione di Chiesa,
che mi ha affidato. Sto conoscendo lentamente la Diocesi e, a mano a
mano che la conoscenza si allarga, cerco di riflettere per
verificare se le impressioni colte durante i primi approcci con le
persone e le realtà di questa Chiesa locale erano giuste. Una cosa
mi consola molto: avevo colto nel segno quando, dopo il primo
incontro con il clero e i successivi sporadici incontri con la gente
di questa Diocesi a Roma o a Paola, esaltai il cuore grande della
gente e la sua capacità di accoglienza. Dovunque sono stato finora,
ho trovato affetto e simpatia.
Altra impressione giusta che sto
verificando è quella della speranza con la quale si guarda verso il
Vescovo. Mi accorgo che tutti, sia la gente umile che gli
amministratori, guardano a lui con fiducia, considerandolo elemento
essenziale e determinante della vita della collettività; una figura
dalla quale ci si aspetta una spinta all’agire e all’unità. C’è
infine una grande voglia di andare avanti con impegno e speranza.
C’è una dignità emergente, che non indulge alla passività e alla
rassegnazione. L’affetto, la fiducia e la speranza per il futuro
sono per me punti di forza e di incoraggiamento per il mio futuro
lavoro pastorale. Sono consapevole che esso non sarà facile,
soprattutto per la scarsezza del clero e per il territorio
culturalmente così variegato. Ma sono certo che cammineremo.
Per ora sto dicendo a tutti,
soprattutto ai giovani che dobbiamo guardare al positivo della
nostra realtà territoriale, che è già tanto. Ciò non vuol dire che
dobbiamo chiudere gli occhi sui mali e le difficoltà che abbiamo; si
tratta di mettere in atto una metodologia di speranza e di dignità,
che ci fa superare l’atteggiamento vittimistico e sfiduciato di chi
sta sempre a versare lacrime e a considerare quello che manca. Siamo
consapevoli dei problemi del nostro territorio, ma siamo anche
consapevoli della nostra capacità per poterli affrontare con
coraggio e pazienza. E’ necessario allora evidenziare le nostre
potenzialità, la nostra dignità, i passi già fatti nel lungo camino
di rinnovamento. Il bene presente, per quanto esiguo possa essere, è
motivo di speranza per la conquista di orizzonti più ampi di bene.
Questa è per me la metodologia della speranza e della dignità, che
voglio proporre a tutti per un cammino fatto assieme con coraggio e
generosità.
+ p. Giuseppe F. Morosini,
Vescovo |