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Il nuovo pastore della Chiesa di Locri-Gerace, padre
Giuseppe Fiorini Morosini, si è messo subito in moto per
conoscere da vicino la realtà diocesana.
Il figlio di san Francesco di Paola ha iniziato il giro
delle parrocchie dove somministrando a centinaia di giovani
il sacramento della Cresima, continua a suggerire di
percorrere la via del bene. Forte il suo richiamo alla
dignità, alla sobrietà, alla mitezza e all’umiltà di cuore.
Ma anche all’impegno su più versanti.
Padre Morosini ha incontrato gli uffici di Curia, il mondo
della sofferenza, il clero, le religiose, il laicato, il
prefetto Francesco Musolino ed altre figure autorevoli,
impegnate nella difesa della sicurezza e nella lotta alla
criminalità organizzata. Nei giorni scorsi ha incontrato in
episcopio Demetrio Costantino, presidente del Cids, Comitato
Interprovinciale per il Diritto alla Sicurezza.
L’incontro, decisamente proficuo, è valso a fare il punto
sui ruoli di ognuno e su alcune problematiche. Nel corso
dello stesso è emerso che lo sviluppo della Calabria è
strettamente legato all’impegno e alla determinazione dei
calabresi a decidere il futuro.
Morosini ha evidenziato pure il bisogno di aprire orizzonti
nuovi per dare speranza senza farsi coinvolgere dal
consumismo. Per questo bisogna puntare sul rispetto della
verità e dei valori, sul miglioramento delle proprie
condizioni, senza sconti e senza scorciatoie.
La Chiesa, chiamata ad educare le coscienze al bene, svolge
un ruolo prezioso, specie in una terra spesso insanguinata e
dove purtroppo come è avvenuto la settimana scorsa in un
tragico incidente automobilistico hanno perso la vita tre
giovani.
Il coinvolgimento delle nuove generazioni che potrebbero
avere un futuro sereno e la cui vita viene spezzata in un
attimo, interpella le diverse istituzioni: famiglia, chiesa,
scuola. E proprio per questo in quella sede è stata ribadita
la necessità della formazione e dell’informazione ad ogni
livello. E ciò per responsabilizzare a non dimenticare.
Il presidente del Cids ha posto sul tappeto pure
l’importanza di accelerare i lavori di ammodernamento delle
vie di comunicazione disastrate e degradate, auspicando che
l’appello “Aiutateci a difendere la vita”, lanciato dal
presule ai giovani ai funerali delle due ragazze, possa
trovare piena attualizzazione.
Padre Giuseppe ha ricordato la vita sobria del fondatore dei
Minimi, e il suo distacco da forme egoistiche per ricercare
altri primati, invitando i presenti a fare la propria parte.
Chiaro il suo no a sopraffazioni, prepotenze, arricchimento
indebito, devianze giovanili e il sì ad orientamenti nuovi
per una diversa qualità della vita. Ma anche l’esortazione a
lavorare insieme, nel rispetto dei ruoli e ben coordinati
per sconfiggere la ‘ndrangheta
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