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Sabato 7 Giugno 2008

Saluto a Mons. Giuseppe FIORINI MOROSINI

Ecc. Rev.ma, i Christifideles Laici di questa terra di Locri-Gerace salutano con gioia Lei padre Giuseppe, inviato dal Signore come Pastore di questa Chiesa, all’inizio di questo nuovo tratto di strada da percorrere, con la Sua guida autorevole e caritatevole, nel segno dell’unità e dell’universalità, nella cura, la promozione e la santificazione del popolo di Dio, affinché sempre più piena sia la comunione e la missione, con un Vangelo da consegnare, da annunziare, da accogliere, da incarnare, da testimoniare ad ogni livello.

A noi laici è domandato di far risuonare l'annuncio della salvezza di Cristo dappertutto, divenendo fermento di santità. Già ci siamo posti su questo cammino, occorre intensificare la nostra azione, perché sia più ampia e capillare, più significativa ed incisiva, fondandola sul primato della vita spirituale.

Le assicuriamo per questo il nostro impegno personale di operatori responsabili, anche "al di fuori del recinto di ecclesialità", e l'impegno di tutte le aggregazioni ecclesiali laicali della diocesi, e in particolare dell'Azione Cattolica Diocesana, che ho l'onore di presiedere, e che proprio quest'anno celebra cento anni dalla fondazione, avvenuta nel 1908 per opera di un Suo predecessore, mons. Giorgio DELRIO, il quale amava dire «bisogna uscire di sacrestia ed andare in mezzo al popolo per ricondurlo a Dio».

Siamo convinti che una spiritualità conciliare di comunione tra tutti, laici e presbiteri, sia garanzia per una costante diffusine del messaggio di Cristo: perciò serve pure la piena collaborazione del laicato associato, ed una costante condivisione delle ansie del pastore. "La rievangelizzazione delle nostre comunità è ... una dimensione permanente  e prioritaria della vita cristiana nel nostro tempo": chi evangelizza allora è anzitutto la Chiesa; ogni evangelizzazione è atto di Chiesa e non opera di navigatori solitari.

Noi, da laici credenti, in un profetico partire e tornare al Cenacolo, raccogliamo sulle strade della Locride le delusioni, le storie spezzate, le attese deluse, le ferite del nostro tempo, per scaldarle con la Parola e il Pane che ridanno speranza, perché il Signore è risorto per tutti e nessuna ferita è inutile o perduta.

Ciò va fatto con discernimento evigilanza, perchè non ogni camminare, nè ogni andare e tornare, nè ogni agitarsi o fare, ma la qualificazione di questo percorso matura la nostra capacità, come singoli, ma ancor più come associati, per essere noi stessi veri servi del Signore, e così incarnare la Sua Chiesa.

I tempi ci chiedono gesti significativi, anche se piccoli, di adeguata apertura a tutte le culture, e di rigetto di tutti i particolarismi; una prima condizione è che le comunità credenti siano visibilmente luoghi dove la fede ha un volto, parole, tempo, disponibilità, tessuti di umanità e di amicizia, dove la fede sia affascinante possibilità di un dialogo in più, di un affetto in più, di un sogno in più.

Ogni ragazzo, adolescente, giovane o adulto, ogni persona a cui il cuore  è scaldato dalle Parole del Signore è l'inizio di una storia nuova; non perdere di vista l'essenziale [in un tempo di emergenze infinite, di sovrabbondanza di  bisogni e di povertà, di rischio di continuare a rincorrere, sempre in ritardo, l'ultima necessità, più o meno drammatica], diviene grande servizio reso alla Chiesa, perchè abbia sempre più uomini e donne generosi‚ che sappiano farsi, con le loro vite, un tessuto di carità vissute; competenti e vigili‚ che sappiano farsi presenti nei più diversi campi del sociale.

Siamo pronti ad essere accanto a Lei, padre Giuseppe, per continuare questo cammino, lungo e faticoso, che la nostra Chiesa sta già percorrendo sulle strade tracciate dai santi vescovi che nel tempo si sono susseguiti nel guidarla; ricordiamo in particolare quelli del postconcilio: mons. Arduino, il Suo confratello mons. Tortora, mons. Ciliberti e mons. Bregantini.

Le chiediamo di illuminarci, perché possiamo trovare il tempo, in un mondo che non ne ha più, per sottrarci alla frenesia dei risultati, per seminare per l'eternità, valorizzando le sofferenze terrene, e sacrificandoci nel dono delle nostre vite, senza nulla pretendere in cambio; sereni come servi inutili, consapevoli che il raccolto matura quando vuole il Padre, e che tutto è possibile a Lui.

Le chiediamo che, seguendo le orme del Suo, e nostro, San Francesco di Paola, ci aiuti a proclamare davanti ai prìncipi di questo mondo malato [siano essi mafie, o poteri più o meno occulti], la bellezza della Giustizia e della Pace, in un cammino di conversione continua al vangelo di Cristo, senza addomesticarlo alle nostre volontà, ma accettando la follia della croce, riconciliandoci con Dio, e spendendoci senza soste per una società giusta, espressione della civiltà dell'amore.

Carmelo CACCAMO

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