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Una giornata storica quella vissuta a Gerace l’8 giugno.
Nella mattinata che ha segnato l’inizio del ministero
pastorale di mons. Giuseppe Fiorini Morosini nella città
posta sul monte.,segni e attese si sono intrecciati in
maniera mirabile.
Dal millenario tempio sede vescovile, simbolo di fede, il
vescovo non ha trascurato di lanciare un messaggio di
speranza al popolo della Locride provato dall’abbandono e
dalla delusione.
Una parola ferma e chiara quella del Minimo nativo di Paola
che in maniera esplicita ha ribadito: “Ce la possiamo fare
solo unendo le forze, in una sinergia che ci vede impegnati
tutti”.
Già dal suo insediamento a Locri, il vescovo sabato
pomeriggio aveva dato le coordinate entro le quali muoverà
la sua azione pastorale.
Concetti che hanno come punto nodale la speranza, “la cui
negazione è immergersi nell’oscurità”.
“Gerace sarà ancora un segno tangibile e vitale per la
nostra diocesi”, ha detto il vescovo esortando tutti a
raccogliere l’eredità di chi ha vissuto nei secoli
un’intensa fede. Ne è segno tangibile la maestosità della
Cattedrale, “simbolo di quella speranza dei nostri padri che
si è alla fine concretizzata attraverso la paziente attesa”.
Un’equazione con il mondo contemporaneo che porta l’uomo a
riflettere che la storia passata deve sempre essere premessa
per un futuro migliore.
Una speranza che non è una manna che piove dal cielo, ha
detto da “calabrese a calabrese” invitando tutti ad essere
protagonisti del proprio futuro, anche con la protesta.
Da qui l’esortazione a non stancarsi di sperare, di essere
operosi, di reagire al male dell’indifferenza, di avere “una
pazienza che non piega e che dà coraggio”. Mutuando una
frase cara a padre GianCarlo Bregantini il vescovo ha
raccomandato di vivere “mai senza l’altro”, invitando i
sindaci di proseguire la strada della solidarietà fra i
comuni, ai cittadini di spogliarsi dell’individualismo e a
non essere disfattisti, di pungolare i politici ma nello
stesso tempo di avere fiducia in loro.
Un passaggio è stato destinato a ciò che sta avvenendo nella
cittadella vescovile, un immenso patrimonio che oggi
finalmente dopo 50 di degrado conosce una stagione di
riscatto. Gerace riscopre il gusto e l’orgoglio di essere
nuovamente punto di riferimento di religiosità e di fede con
le sue 19 chiese sopravvissute. “Essa - ha stigmatizzato
Mons. Morosini interrotto più volte da calorosissimi
applausi in una Cattedrale stracolma - è la città che ogni
calabrese deve amare per la sua storia, per l’immagine della
Calabria nel mondo, ambasciatrice della nostra cultura
perché indica le nostre radici”.
La lunga mattinata è iniziata con l’arrivo del vescovo alla
porta del Borghetto. Accompagnato dalle confraternite della
Diocesi e dai presbiteri, a piazza del Tocco è stato
ricevuto dal sindaco Salvatore Galluzzo il quale ha
sottolineato i “segni del laborioso popolo geracese che non
si è mai arreso e che vuole rimanere ancora per la Locride
uno dei punti di forza e di speranza”. Il sindaco ha donato
al vescovo le chiavi della città e una pietra riportante le
sue insegne, progettata dall’architetto Giuseppe Gratteri.
In piazza Tribuna l’esibizione degli sbandieratori di
Bisignano e della banda musicale “Città di Gerace” hanno
preceduto il saluto del picchetto d’onore delle forze
dell’ordine (carabinieri, polizia, finanza, agenti di
custodia, guardie forestali, esercito, marina).
Dopo l’intervento del canonico della Cattedrale don Giuseppe
Barbaro che ha sottolineato la presenza nella Locride di
energie vitali è stata la volta del presidente Postorino
della confederazione regionale confraternite e del
presidente dell’Unione diocesana delle Confraternite
Nicodemo Barranca che hanno ribadito la piena collaborazione
perché “vivo è il convincimento delle nostre potenzialità
per aiutare a risolvere i problemi della Locride”.
Giacomo Oliva ha indicato i segni della rinascita spirituale
e della ripresa monumentale che nel corso di questi ultimi
20 anni ha caratterizzato Gerace. Un nuovo fervore di certo
stimolato dall’opera dei Pastori che si sono succeduti alla
guida della diocesi assieme alla politica e agli enti
preposti che hanno fatto la loro parte. Ha chiuso il ciclo
degli interventi l’amministratore diocesano don Cornelio
Femia e il decano del Capitolo Cattedrale Mons. Francesco
Laganà che ha ripercorso gli ultimi eventi che hanno
preceduto la nomina del vescovo.
Alla celebrazione eucaristica, allietata dal Coro diocesano,
erano presente il monaco ortodosso padre Antonio Scordino,
il comandante il nucleo Carabinieri di Locri, il questore di
Reggio Calabria e il commissario di polizia di Siderno,
rappresentanti del mondo dell’associazionismo. Nei prossimi
giorni a Mons. Morosini a palazzo del Tocco sarà attribuita
la cittadinanza onoraria di Gerace e di Locri.
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