LOCRI
– Grande accoglienza questo pomeriggio a Locri al neo vescovo, mons.
Giuseppe Fiorini Morosini che si è insediato ufficialmente. Il presule
sostituisce mons. Giancarlo Maria Bregantini trasferito sette mesi fa
nella diocesi di Campobasso-Boiano. Un insediamento molto atteso dalla
popolazione locrese e dai fedeli che in questi mesi sono stati guidati
dall’amministratore apostolico, mons. Cornelio Femia, al quale è andato
il ringraziamento di mons. Morosini per aver saputo dimostrare
“saggezza e solerzia. Dio gliene renda merito. A lui chiedo – ha
aggiunto - di starmi vicino; pertanto, da oggi in poi egli sarà
Delegato Vescovile ad omnia”. Nella sua prima omelia di pastore
della chiesa locrese mons. Morosini ha lanciato un appello forte alla
riconciliazione e alla conversione, rivolto soprattutto a chi “vive ai
margini della legalità e semina in mezzo a noi paura e morte”: “se
accettiamo Dio, egli ci rinnova e noi saremo felici di vivere nella
serenità e nella pace”. Parlando poi della missione mons. Morosini
ha sottolineato che il modo di fare pastorale, basato su avvisi e
orari, di chiusura e apertura di uffici parrocchiali e di chiese, è
“ormai giunto al traguardo. La secolarizzazione galoppante ci impone la
riscoperta della missione; dobbiamo essere missionari nei nostri
ambienti, anche se in essi ufficialmente la tradizione cristiana sembra
essere forte e dominante. Una tradizione, però, che alcune volte è
priva di conoscenza dei contenuti di fede e priva soprattutto di
testimonianza vera”. Da qui l’esortazione “ad essere aperti alla nuova
evangelizzazione per una riscoperta della nostra identità cristiana e
ciò che essa comporta per le scelte che siamo chiamati a fare nel
contesto di una società culturalmente ormai variamente composita, con
un laicismo che pretende di imporsi come cultura dominante, assecondato
da schiere di cristiani che, da una parte chiedono sacramenti e servizi
di culto, e dall’altra impostano la loro vita in modo anticristiano,
difendendo principi e leggi palesemente contrari al vangelo. Dobbiamo
riscoprire la nostra matrice cristiana, i suoi valori tante volte
oscurati, sommersi o dimenticati, all’interno delle nostre tradizioni
popolari”. Il neo vescovo di Locri-Gerace ha quindi riproposto “la
santità come ideale di vita, come ritorno alla nostra coscienza per
incontrare Dio e la sua legge”: “il male oscuro che serpeggia nella
nostra realtà diocesana, che ha tanti volti e tante sfaccettature, noi
cristiani lo vinceremo riproponendo la santità come ideale di vita,
come ritorno alla nostra coscienza per incontrare Dio e la sua legge”. “In
nome del Crocifisso, per il troppo sangue versato, per le tante lacrime
di madri addolorate – ha poi affermato mons. Morosini - chiedo a chi è
responsabile di fenomeni di violenza: accogliete l’invito di Gesù alla
conversione e restituite a tutti la serenità della vita, eliminate la
paura dai luoghi ove abitiamo”. “Ribadendo che scopo primario
dell’azione pastorale della Chiesa – ha detto ancora il neo vescovo - è
la formazione della coscienze alla luce del Vangelo, non intendo
chiudermi in una religiosità asettica; anzi intendo incoraggiare una
promozione dell’uomo a partire dai bisogni e dai problemi presenti sul
territorio. In questo senso, come vescovo, offro la piena
collaborazione a tutte le forze politiche, sociali e religiose-non
cattoliche presenti sul territorio diocesano e che hanno a cuore il suo
bene e il bene della gente che vi abita. Nei confronti delle forze
politiche, nel rispetto dei ruoli, ci sarà fiducia e collaborazione fin
dove lo possiamo, non mancando di essere di sprone o anche voce critica
o di aperta condanna, se ci accorgeremo che non si prendono a cuore i
problemi dell’uomo o si offende la sua dignità. Penso con particolare
attenzione in questo momento alla bella realtà delle iniziative sociali
e lavorative sorte in questi anni nella Locride: le guardo tutte, senza
distinzione di sorta, con ammirazione e con speranza, consapevole del
servizio che esse rendono alla collettività. Quanti sono impegnati in
esse sappiano che il vescovo presterà ogni aiuto possibile e di sua
competenza. Ma è soprattutto sul campo della formazione delle coscienze
– ha spiegato -che voglio impegnare la mia persona, la mia azione
pastorale, quella di tutta la comunità diocesana e anche quella
dell’intera Regione, pensando all’incarico che mi è stato affidato
dalla CEC di coordinare la pastorale giovanile in Calabria”. Il vescovo
ha quindi chiesto alla politica di fare la sua parte a tutti i livelli,
a cominciare dal lavoro, che deve essere “garantito ai nostri giovani
per evitare la fuga dei cervelli e il fascino che la criminalità
organizzata esercita su di essa promettendo denaro facile e una mal
concepita dignità sociale. Non mancherò di rinnovare i miei appelli
alle autorità competenti. La società civile ha prodotto studi
interessanti e formulato ipotesi di soluzione per il rilancio della
nostra Regione; si aspetta solo che la politica si svegli e decida”. “Nel
momento in cui prendo la direzione del cammino della santa Chiesa di
Dio che è in Locri-Gerace – ha concluso mons. Morosini - sento tutta la
responsabilità di dovervi incoraggiare ad avere speranza, non con vuote
parole, ma aiutandovi a discernere i segni di Dio, scritti
nell’orizzonte della grande speranza che per noi cristiani è il Signore
risorto. Contemplando il Crocifisso risorto noi siamo certi che il male
non può prevalere definitivamente”. Ha poi ricordato alcuni “segni di
speranza” presenti sul territorio della diocesi: “piccoli gesti
compiuti” che sono stati “espressione di una volontà forte, decisa e
coraggiosa di voler superare il momento difficile che viviamo, troppo
spesso condizionato da paura, da visioni ataviche di un onore, che tale
non è, perché non ha al centro il rispetto della persona umana. Sono
stati segni di speranza le invocazioni dei bimbi trovati al Santuario
della Madonna di Polsi. Sono state delle vere voci profetiche per tutti
noi. Siamo stanchi di avere paura. E’ segno di speranza il perdono
concesso da una mamma agli uccisori del proprio figlio. E’ un segnale
del sorgere di tempi nuovi l’ardire di tante donne, le quali, sapendo
del ruolo decisivo della donna per fermare un clima di vendetta, sono
uscite ormai allo scoperto per dare del nostro territorio una immagine
nuova. E’ un altro segno di speranza il sacrificio offerto da tanti
malati per impetrare dal Signore il cambiamento della nostra terra e la
preghiera che da più parti si leva per il nostro territorio. E’ stato
un segno forte di speranza il coraggio e il protagonismo di voi
giovani, che avete saputo affermare il diritto alla vita, alla
legalità, alla serenità e alla pace. Voi avete espresso la stanchezza
di un vivere che non ci dà serenità e gioia. Una società che può
contare sull’entusiasmo dei giovani per il proprio bene, sulla loro
volontà di cambiamento, è una società che ha futuro”.
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