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Gesù si ritira
nel deserto in preghiera. Anche Francesco sceglie la solitudine per
avvicinarsi a Dio. Puoi indicarmi quali sono i riferimenti biblici del
Carisma di Francesco?
San Francesco,
chiamato da Dio a vivere in maniera radicale il Vangelo della penitenza,
ha maturato uno stile di vita fondato sull’imitazione del Cristo
penitente e orante che ha poi trasmesso, sempre per volontà di Dio,
all’ordine religioso dei minimi, di cui è stato padre fondatore.
L’imitazione del Cristo penitente è alla base, quindi, del carisma
penitenziale dei Minimi, caratterizzato dall’unità di un unico progetto
di vita spirituale che si può riportare a tre temi biblici: la povertà
di spirito, l’umiltà, la penitenza. Questi tre temi, profondamente
legati l’uno all’altro, propongono dunque un ideale di vita che si
configura come totale e radicale adesione alla sequela di Cristo per
stabilire con Lui un rapporto di amore che ci rende degni di fare parte
del suo regno.
Il riferimento
biblico alla povertà di spirito si trova in Mt 5,3: “Beati i poveri
in spirito, perché di essi è il regno dei cieli”. Ma il regno dei
cieli con la venuta di Gesù è già presente nel mondo come seme: “Perché
il regno di Dio è in mezzo a voi!” (Lc 17, 20-21). Per capire il
regno e farne parte è necessaria però la conversione:”Il tempo è
compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al Vangelo”
(Mc 1,15). Dal momento che, durante la predicazione di Gesù,
si dimostrarono disponibili alla conversione pubblicani e prostitute,
riconoscendo con umiltà la giustizia di Dio, i poveri in spirito sono
quindi gli umili che riconoscono la propria debolezza davanti a Dio e si
affidano completamente a Lui. Possiamo cogliere questo aspetto anche in
un passo di Sofonia (Sof 2,3) e nella prima Regola, che cita il Sal
55, 23: “Getta nel Signore il tuo affanno”. Gesù inoltre mette
in relazione la conversione con l’essere bambini: “Se non vi
convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno
dei cieli” (Mt 18, 3 ). Soltanto chi diventa come un bambino, dopo
la conversione, può comprendere il mistero di Dio: “Ti benedico, o
Padre, Signore del cielo e della terra. perchè hai tenuto nascoste
queste cose ai sapienti e agli intelligenti e le hai rivelate ai
piccoli” ( Mt 11, 25 ).
Per quanto
attiene al tema dell’umiltà, un riferimento lo troviamo in Mt 18, 4
“Perciò chiunque diventerà piccolo come questo bambino, sarà il più
grande nel regno dei cieli”. In Lc 9, 46-48 e in Mc 10, 15, Gesù
ritorna sullo stesso tema , e cioè che la condizione per essere membri
del suo regno è quella di diventare come i bambini. Gesù stesso, come
leggiamo in Fil 2, 6-8, aveva accettato una condizione di povertà, di
servitù, di umiltà e di obbedienza fino al sacrificio. In Mt 11,29 egli
propone agli altri l’imitazione di questi valori:“Imparate da me che
sono mite e umile di cuore”. Diventare come bambini significa anche
farsi servo di tutti, ed è quello che Gesù fa nel gesto di lavare i
piedi ai discepoli (Gv 13, 14-16). Bisogna quindi diventare umili e
servire gli altri. Sull’importanza del servizio insiste San Paolo:
“Ciascuno consideri gli altri superiori a se stesso, senza cercare il
,proprio interesse, ma quello degli altri” (Fil 2, 3-4). Quando Gesù
pensa ai bambini, li colloca in una precisa realtà sociale, li considera
bisognosi di tutto e perciò dice : “Lasciate che i bambini vengano a
me, perché di questi è il regno dei cieli” (Mt 19. 14). I bambini si
identificano con i poveri di spirito, di conseguenza convertirsi
significa diventare bambini e quindi poveri.
Prima di
considerare i riferimenti biblici della Penitenza, che è l’aspetto
fondamentale del carisma penitenziale dei Minimi mi sembra opportuno
prendere in esame i riferimenti biblici del Cristo orante, così imitato
da San Francesco e da quanti fanno parte della famiglia Minima, anche
perché la preghiera è parte integrante dell’itinerario penitenziale,
finalizzato ad un’ adesione sempre più profonda e totale a Cristo. Gesù
dunque, nato dalla Vergine, prega con cuore d’uomo, infatti leggiamo in
Eb 5, 7 : “Nei giorni della sua vita terrena egli offrì preghiere e
suppliche con forti grida e lacrime a colui che poteva liberarlo da
morte e fu esaudito per la sua pietà”. In Gv 11, 41-42, Gesù prega
per la risurrezione di Lazzaro e in Lc 22. 42-44, prega perché il padre
lo liberi dalla morte. Gesù prega per conformare la Sua volontà umana
alla volontà del Padre, pertanto la Sua preghiera tende ad evidenziare
il Suo legame con la volontà del Padre. Basti pensare, a tale
proposito, all’esperienza di preghiera sul monte della Trasfigurazione
( Lc 9, 28) e (Lc 9, 30-31); alla preghiera prima del Battesimo nel
Giordano (Lc 3, 21); alla preghiera nel Getsemani ( Lc 22, 41-44). In Lc
6, 12, viene detto che Gesù, al momento di scegliere i dodici apostoli,
andò sulla montagna a pregare e passò la notte in orazione. Nella
preghiera del Padre Nostro si chiede che si compia la volontà di Dio (
Mt 6, 10). Gesù prega nella solitudine del deserto in Mc 1, 35, Lc 4,
40-42 e in Gv 16, 5; trascorre le ore della notte in preghiera in Lc 21,
37 e Mt 21, 17. Arrivando dunque alla penitenza, il fondamento biblico
di questo aspetto del Carisma, lo troviamo in Lc 3,8 dove il Battista
diceva a quanti andavano a battezzarsi da lui : “ Fate dunque frutti
degni di penitenza”. A quanti chiedevano il significato di queste
parole San Giovanni rispondeva che i frutti degni di penitenza sono
tutte le manifestazioni d’amore disinteressato verso il prossimo. In Mt
3,2 , sempre il Battista, durante la sua predicazione, dice:
“Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino”. In Mt 4, 17
Gesù, dopo essersi lasciato tentare dal diavolo nel deserto e dopo
l’arresto del Battista, rivolge alla gente l’invito alla conversione,
già rivolto dal Battista.
La
penitenza-conversione prepara l’uomo ad accogliere il Regno (Mt 3, 7-10)
rinunciando a se stesso (Mc 8,34-35) e a tutto ciò che può allontanare
dal Regno. Questo riferimento evangelico, richiamando l’invito a
diventare come bambini, ad essere umili per poter far parte del Regno,
dimostra l’intima connessione delle tre dimensioni evangeliche che
costituiscono l’unico ideale di vita dei Minimi. Ma la penitenza è anche
cammino di purificazione, di eliminazione, cioè, di tutti quegli
ostacoli che rendono l’uomo schiavo, impedendogli l’incontro con il
Signore. Per i Minimi, strumenti di purificazione sono il digiuno e
l’astinenza. Infatti, al capitolo IV della terza Regola leggiamo:
“Impegnati a umiliare le proprie anime con frutti degni di penitenza, i
frati osservino, secondo le proprie forze i digiuni …”. Il termine
latino “animas affligentes”, richiama il significato biblico del verbo
ebraico “anah”, “umiliarsi digiunando”,che troviamo in Lv 16, 19-31;
23, 27-32; Nm 29, 7; 30, 14; Is 58, 3; Sal 35, 13. Per capire il valore
dato dalla Regola al digiuno e alla astinenza è utile leggere il
capitolo V della lettera ai Galati ed anche Rm 8, 1-13. In entrambi i
passi biblici si ribadisce la necessità di vivere secondo lo spirito,
crocifiggendo la carne con le sue passioni ed i suoi desideri. Il
risultato di questa sottomissione della carne allo spirito è la libertà:
“Cristo ci ha liberati perché restassimo liberi; state dunque saldi e
non lasciatevi imporre di nuovo il giogo della schiavitù” (Gal 5,
1). Dal momento che chi commette un peccato danneggia non solo se stesso
ma anche gli altri, è chiaro che la liberazione dalla schiavitù del male
conquistata dal singolo, diventa un bene per tutta la comunità.
La conversione
dell’individuo diventa così seme di rinnovamento per il mondo intero.
Per la precisione, i frutti prodotti dalla conversione sono: amore,
gioia, pace, pazienza, benevolenza, bontà, fedeltà, mitezza, dominio di
sé (Gal 5, 22) Tra i frutti dello Spirito, l’amore, la pace, la
pazienza, la mitezza sono quelli che ci permettono di costruire legami
di comunione con il prossimo. Ma il dono più importante dello Spirito è
sicuramente l’amore, sia verso Dio che verso il prossimo, non a caso la
famiglia religiosa dei Minimi ha come stemma il richiamo all’amore:
Charitas.
FRANCA
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