SAN FRANCESCO DI PAOLA PROTETTORE DELLA CALABRIA E DELLA GENTE DI MARE

Parrocchia "S. Rocco e S. Francesco di Paola" - Pizzo

  

          
 

Testimonianza

 

 

Ringrazio il Presidente del Terzo’Ordine, Emanuele Pisano, per avermi dato l’opportunità di rendere partecipe la comunità del percorso di fede che si è”concluso” con la professione  del 29 settembre 2OO9.

Il desiderio di aderire sempre più profondamente alla parola di Dio e di vivere nel modo più autentico la mia fede, è stato presente fin dall’infanzia. Ricordo la serietà estrema con cui mi accostavo ai sacramenti, lo scrupolo eccessivo con cui partecipavo ai vari momenti della liturgia, le paure per gli esami del catechismo e le lacrime versate sol perché non ero riuscita a confessarmi tra i primi ma per ultima.

Col passare degli anni, pur riservando alla preghiera intensa uno spazio importante nella mia vita, ho assunto un atteggiamento critico nei confronti della gerarchia ecclesiastica ed ho cominciato a partecipare alla Messa senza la consueta regolarità ed evitando di accostarmi ai sacramenti della confessione e della comunione perché la legge del Signore mi sembrava troppo dura e quasi inconciliabile con le mie scelte di vita. Ma il Signore non ci abbandona e attende paziente il nostro ritorno, desiderando che ognuno di noi realizzi il progetto di vita a cui ci ha chiamati da prima che nascessimo. Ho vissuto, dunque, le mie esperienze di vita tra gioie e dolori delusioni e sacrifici, fino alla svolta decisiva che ha determinato un radicale cambiamento nella mia esistenza E’ stata la sofferenza per la malattia incurabile di mio padre e, poi, la sua morte che, anziché farmi perdere la fede, come capita in qualche caso, l’hanno resa più salda, facendola maturare al punto che, il 22 novembre 2OO4, festa di Cristo Re dell’universo, (giorno in cui mio padre è morto), io, sfogliando il libro dei Salmi, arrivai alla conclusione che il Salmo 62 esprimesse bene la mia condizione spirituale di quel momento, specialmente quando il Salmista dice:

”Nel mio giaciglio di te mi ricordo,

penso a te nelle veglie notturne,

tu sei stato il mio aiuto;

esulto di gioia all’ombra delle tue ali.

A te si stringe

l’anima mia.

La forza della tua destra

mi sostiene.

 

Ho sperimentato, in un momento così doloroso, con quanta trepidazione e amore Dio ci sostiene e ci dà forza grazie a Natuzza Evolo, che si è rivelata, in questa circostanza ed anche in seguito, una maestra di sublime spiritualità. E’ stata “mamma Natuzza” a comunicarmi tanta pace e serenità e a farmi capire che quello che conta è solo l’amore , l’aiuto che noi possiamo dare ai nostri cari e a chi ha bisogno. Ho capito, quindi, che era arrivato il momento di considerare tutto “spazzatura” e di donare a mio padre tutto l’affetto che  potevo dargli, aiutandolo soprattutto ad accettare i dolori atroci e ad avere fede in Dio e nella Madonna. Ho cercato, come meglio sapevo, di prepararlo a morire bene.

Ho approfondito, poi, la spiritualità di Natuzza, scoprendo quanto era stata importante, per lei, la figura del nostro padre fondatore, da lei considerato “un suo amico”. Mi resi conto da subito che Natuzza, come San Francesco, era riuscita a conciliare in maniera straordinaria la dimensione verticale, che la portava alla contemplazione e alla preghiera con la dimensione orizzontale, e cioè, la carità per quanti si rivolgevano a lei. Allora non avevo le idee chiare sul Terz’Ordine dei Minimi ed i Terziari  si identificavano con quanti seguivano la Regola del Poverello di Assisi. Incerta e confusa sul cammino da intraprendere, ho chiesto una preghiera speciale a “Mamma Natuzza” perché il Signore mi illuminasse.

Il segno che cercavo è arrivato ed io ho chiesto di essere accolta nella Fraternità di Pizzo.

La Mistica di Paravati ha accompagnato con la preghiera il mio percorso fino alla professione, ma sono cresciuta spiritualmente grazie a tutti i confratelli e  a Padre Domenico. Colgo, infatti, l’occasione per ringraziare con affetto e gratitudine tutti voi, che mi avete accolto con affetto veramente fraterno e dimostrando, in più occasioni, grande rispetto nei miei confronti e tanta discrezione. Ricordo con piacere e commozione i tanti momenti di gioia, di comunione e di fervida fede vissuti insieme. Esprimo la mia gratitudine  per Padre Domenico che, da vero figlio di San Francesco, ha saputo dosare con equilibrio i momenti della preghiera e della meditazione con i tanti stimoli finalizzati all’approfondimento del carisma penitenziale dei Minimi. A tale proposito, ricordo la splendida lettera a Diogneto che lui ci propose all’inizio del nostro percorso di formazione e altri testi veramente basilari per formarsi un’identità minima. Basti pensare alla “Filotea” di San Francesco di Sales, alla lettura delle Fonti Minime, alle tante biografie di San Francesco e dei Santi dell’Ordine. Sono state particolarmente preziose le lezioni sulla liturgia delle ore e su tutte le forme di preghiera senza considerare l’importanza dei tanti ritiri e pellegrinaggi da lui organizzati. Ogni esperienza che condivido con voi, ogni incontro, non fanno che rafforzare sempre di più il mio desiderio di perseverare nel cammino intrapreso e di perfezionarlo. Infatti, Il capitolo terzo delle Costituzioni recita:” I terziari partecipano della missione santificatrice ed evangelizzatrice della Chiesa, in  stretta collaborazione e dipendenza dalla Gerarchia e dei Superiori dell’Ordine”.

Nel capitolo primo delle Costituzioni leggiamo:” I membri del Terz’Ordine si impegnano a tendere alla perfezione cristiana (della carità) vivendo il Vangelo, nel proprio stato di vita, secondo lo stile semplice, umile e penitente del Fondatore, osservando la Sacra Regola aggiornata nelle Costituzioni e nel Direttorio, e animando il mondo con l’apostolato della carità operosa”. Nel primo capitolo della Regola leggiamo:”Voi siete chiamati ad essere i servi fedeli di Dio e coloro i quali ripongono in Lui il proprio cuore”. “Riporre il cuore in Dio” significa decidere di fare di Dio il centro della nostra esistenza. Significa lasciarsi invadere dall’amore di Dio per riversarlo nel cuore del mondo. Nel momento in cui Dio diventa il centro della nostra vita, viene a noi chiesta la conversione del cuore, la santificazione del nostro quotidiano, la capacità di fare scelte che ci pongono ai margini e ci obbligano a tante rinunce pur di servirLo. Santificare la nostra vita non significa che dobbiamo essere capaci solo di realizzare opere importanti o di  intraprendere battaglie difficili per la vita, ad esempio, o per difendere la nostra fede, o ancora, che dobbiamo arrivare alle estasi o ai rapimenti (esperienze riservate ai Santi) .

Come scrive Francesco di Sales nella” Filotea”:” Lo Sposo divino sarà contento di noi se avremo cura di servirlo bene nelle cose importanti e di rilievo come nelle piccole e insignificanti; sia con le une che con le altre, possiamo rapirgli il cuore per amore”. Per concludere, mi sembra importante ribadire quanto ha detto il nostro vescovo a conclusione del convegno diocesano, e cioè che la comunione, essendo um bene identificativo della comunità, deve essere un impegno di tutti: vescovo, sacerdoti e laici. Questo per spiegare che il processo di santificazione non è un obiettivo personale, individuale, ma deve avvenire nella piena armonia e concordia all’interno della comunità cristiana perché solo cosi’” sarà possibile cantare tutti ad una sola voce le lodi del Padre che ci ascolterà e dalle nostre buone opere ci riconoscerà per le membra di suo Figlio” come ha scritto S. Ignazio di Antiochia.

 


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Ultimo aggiornamento: 01-12-09   ore 13:45