SAN FRANCESCO DI PAOLA PROTETTORE DELLA CALABRIA E DELLA GENTE DI MARE

Parrocchia "S. Rocco e S. Francesco di Paola" - Pizzo

  

          
 

 

IL  SACRAMENTO  DELLA  CONFESSIONE  COME  CONVERSIONE  DI  VITA

 L’esortazione Apostolica postsinodale” SACRAMENTUM CARITATIS”del Santo Padre Benedetto XVI al numero 20 sottolinea il nesso intrinseco tra EUCARISTIA E SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE.   I Padri sinodali affermano che l’amore all’eucaristia porta ad apprezzare sempre più anche il sacramento della Riconciliazione. Certo,constatiamo come nel nostro tempo i fedeli  si trovano immersi in una cultura che tende a cancellare il senso del peccato, favorendo un atteggiamento superficiale, che porta a dimenticare la necessità di essere in grazia di DIO per accostarsi degnamente alla comunione sacramentale.In realtà, perdere la coscienza del peccato comporta anche una certa superficialità nell’intendere l’amore stesso di Dio.Giova molto ai fedeli richiamare quegli elementi che all’interno del rito della santa Messa, esplicitano la coscienza del proprio peccato, contemporaneamente, della misericordia di Dio. Si pensi qui al Confiteor o alle parole del sacerdote e dell’assemblea prima di accostarsi all’altare:”Signore non sono degno di partecipare alla tua mensa ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. E non è senza significato che la liturgia preveda anche per il sacerdote  alcune preghiere molto belle consegnateci dalla tradizione, che richiamano al bisogno di essere perdonati, come ad esempio quella pronunciata sottovoce dal sacerdote, prima di invitare i fedeli alla comunione sacramentale:”per il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue liberami da ogni colpa e da ogni male, fà che sia sempre fedele alla tua legge e non sia mai separato da te”. Inoltre, la relazione tra Eucarestia e Riconciliazione ci ricorda che il peccato non è mai una realtà individuale; esso comporta sempre anche una ferita all’interno della comunione ecclesiale, nella quale siamo inseriti grazie al Battesimo.Anche S.Paolo esorta ad un esame di coscienza:”chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore,  [...] mangia e beve la propria condanna”.(1Cor11,27-29)

“PRENDETE E MANGIATENE TUTTI”  Per rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così grande e così santo ed è lo scopo unico del sacramento della riconciliazione.

Questo sacramento è chiamato sacramento della CONVERSIONE poichè realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla conversione, il cammino del ritorno al Padre da cui ci si è allontanati con il peccato.

E’ chiamato sacramento della PENITENZA poichè consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione e di pentimento del cristiano peccatore.

E’ chiamato sacramento della CONFESSIONE poichè l’accusa la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento essenziale di questo sacramento.In un certo senso  è una lode un riconoscimento della santità di Dio e della sua misericordia verso l’uomo peccatore.

E’ chiamato sacramento del PERDONO poichè , attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote Dio accorda al penitente “il perdono e la pace”.

E’ chiamato sacramento della RICONCILIAZIONE  perchè dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia:”Lasciatevi riconciliare con Dio”(2Cor5,20).

 PERCHE’ UN SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE DOPO IL BATTESIMO?

La conversione a Cristo , la nuova nascita dal Battesimo, il dono dello Spirito Santo il Corpo e il Sangue di Cristo ricevuti in nutrimento, ci hanno resi santi e immacolati al suo cospetto, tuttavia, la vita nuova ricevuta nell’iniziazione cristiana non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana nè l’inclinazione al peccato che la tradizione chiama  concupiscenza. Si tratta del combattimento della conversione in vista della santità e della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci.

Il Battesimo è quindi il luogo principale della prima e fondamentale conversione.  E’ mediante la fede nella Buona Novella e mediante il Battesimo che si rinuncia al male e si acquista la salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita nuova(At 2,38).L’appello di Cristo alla conversione continua  oggi  a risuonare nella vita dei cristiani.Questa seconda conversione è un impegno continuo per tutta la Chiesa che,”santa insieme e sempre bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e al suo rinnovamento”.  A proposito delle due conversioni Sant’Ambrogio dice che, nella Chiesa,”ci sono l’acqua e le lacrime: l’acqua del Battesimo e le lacrime della Penitenza”.

 

 

LA PENITENZA INTERIORE    

Come già nei profeti l’appello di Gesù alla conversione e alla penitenza non  riguarda anzitutto opere esteriori,”il sacco e la cenere”, i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza rimangono sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece all’espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere di penitenza(Mt 6,1-6.16-18). La penitenza interiore è un radicale riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male, insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che abbiamo commesse. Questa conversione del cuore è accompagnata da un dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato “animi cruciatus” (afflizione dello spirito), “compunctio cordis” (contrizione del cuore).

 IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA RICONCILIAZIONE

Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della comunione con lui. Dio solo perdona i peccati e, in virtù della sua autorità divina dona tale potere agli uomini affinchè lo esercitino nel suo nome.

La sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai suoi Apostoli e disse loro:  “Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi  “(Gv 20,22-23).

Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio potere di perdonare i peccati, il Signore da loro anche l’autorità di riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola di Cristo a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt16,19).  Le parole legare e sciogliere significano:  colui che voi escluderete dalla  vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che accoglieretedi nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche nella sua.  La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla riconciliazione con Dio.

Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza per tutti i membri  peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per coloro che, dopo il Battesimo , sono caduti in peccato grave e hanno così perduto la grazia battesimale e hanno inflitto una ferita alla comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia.

Nel corso dei secoli la forma concreta, secondo la quale  la Chiesa ha esercitato questo potere ricevuto dal

Signore, ha subito molte variazioni. Durante i primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso peccati particolermente gravi dopo il loro Battesimo(per esempio l’idolatria, l’omicidio o l’adulterio), era legata ad una disciplina molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano fare pubblica penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima di ricevere la riconciliazione.Ogni altro peccato poteva essere perdonato, ma commetterne uno di questi tre escludeva immediatamente dalla comunione e – di conseguenza – dalla possibilità di salvezza.  Se dunque l’ingresso nella comunità apriva le porte della salvezza riconciliando il credente con Dio, i tre peccati gravi rompevano l’impegno preso, escludendo il credente dalla promessa di salvezza. Con il passare dei secoli, tuttavia, la Chiesa ammise, per i soli laici, una seconda riconciliazione e successivamente in casi molto particolari, una terza. In questi casi , il penitente veniva considerato alla stregua di un pagano che si dovesse accostare al Battesimo per la prima volta e – conseguentemente – che potesse benificiare della riconciliazione con Dio. Egli confessava il suo peccato al vescovo in privato, ma era tenuto a fare penitenza pubblicamente. La confessione è , in questa fase, in un punto mediano tra pubblico e privato e viene detta “penitenza pubblica”. Il candidato penitente entrava nell’ordine dei penitenti. Lo stato di penitente era molto gravoso. Comportava il dover prendere posto fuori dalla chiesa o nell’ultimo posto in fondo, il rimanere esclusi dalla comunione e il mantenere a lungo la posizione genuflessa, implicava inoltre la conseguente assunzione di un aspetto dimesso e incolto e l’umile abbigliamento di una veste ruvida e grezza, simbolo  dei penitenti e degli eremiti, secondo la parabola in cui Dio divide i capri cattivi dalle pecore buone. Il penitente avrebbe dovuto digiunare severamente, essere escluso dall’esercito, dai tribunali, dai negozi, dalle cariche pubbliche e a maggior ragione dalle cariche ecclesiastiche. Man mano che la religione acquisiva le sue caratteristiche e man mano che si incontrava e scontrava con civiltà diverse , la Chiesa si trovò nella necessità di articolare tanto il peccato quanto la penitenza in modo più profondo e con maggiore beneficio spirituale per chi ne fosse stato coinvolto. Inoltre, non in tutte le zone era in uso la Penitenza Pubblica: si ritiene che soprattutto nelle province lontane da Roma, come la Scozia, l’Inghilterra e soprattutto l’Irlanda non abbiano mai conosciuto la penitenza antica. Dall’Irlanda, uno dei centri di maggiore importanza del Cristianesimo, si propagò nel resto dell’Europa la visione di un Dio più amorevole e un maggior discernimento nel valutare il peccato e le sue conseguenze.

 Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione monastica d’Oriente, i missionari irlandesi portarono nell’Europa continentale la pratica “privata” della penitenza che non esige il compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una maniera più segreta tra il penitente e  il sacerdote. Questa nuova pratica prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via a una frequenza regolare di questo sacramento.E’ questa, a grandi linee, la forma di penitenza che la Chiesa pratica fino ai giorni nostri.   I Padri della Chiesa presentano questo sacramento come  “la seconda tavola ( di salvezza ) dopo il naufragio della grazia perduta” ( Tertulliano, De paenitentia, 4,2 ).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


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Ultimo aggiornamento: 01-12-09   ore 13:45