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IL SACRAMENTO DELLA CONFESSIONE COME
CONVERSIONE DI VITA
L’esortazione Apostolica postsinodale”
SACRAMENTUM CARITATIS”del Santo Padre Benedetto XVI al numero 20
sottolinea il nesso intrinseco tra EUCARISTIA E SACRAMENTO DELLA
RICONCILIAZIONE. I Padri sinodali affermano che l’amore all’eucaristia
porta ad apprezzare sempre più anche il sacramento della
Riconciliazione. Certo,constatiamo come nel nostro tempo i fedeli si
trovano immersi in una cultura che tende a cancellare il senso del
peccato, favorendo un atteggiamento superficiale, che porta a
dimenticare la necessità di essere in grazia di DIO per accostarsi
degnamente alla comunione sacramentale.In realtà, perdere la coscienza
del peccato comporta anche una certa superficialità nell’intendere
l’amore stesso di Dio.Giova molto ai fedeli richiamare quegli elementi
che all’interno del rito della santa Messa, esplicitano la coscienza del
proprio peccato, contemporaneamente, della misericordia di Dio. Si pensi
qui al Confiteor o alle parole del sacerdote e dell’assemblea prima di
accostarsi all’altare:”Signore non sono degno di partecipare alla tua
mensa ma dì soltanto una parola e io sarò salvato”. E non è senza
significato che la liturgia preveda anche per il sacerdote alcune
preghiere molto belle consegnateci dalla tradizione, che richiamano al
bisogno di essere perdonati, come ad esempio quella pronunciata
sottovoce dal sacerdote, prima di invitare i fedeli alla comunione
sacramentale:”per il santo mistero del tuo corpo e del tuo sangue
liberami da ogni colpa e da ogni male, fà che sia sempre fedele alla tua
legge e non sia mai separato da te”. Inoltre, la relazione tra
Eucarestia e Riconciliazione ci ricorda che il peccato non è mai una
realtà individuale; esso comporta sempre anche una ferita all’interno
della comunione ecclesiale, nella quale siamo inseriti grazie al
Battesimo.Anche S.Paolo esorta ad un esame di coscienza:”chiunque in
modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore,
[...] mangia e beve
la propria condanna”.(1Cor11,27-29)
“PRENDETE E MANGIATENE TUTTI” Per
rispondere a questo invito dobbiamo prepararci a questo momento così
grande e così santo ed è lo scopo unico del sacramento della
riconciliazione.
Questo sacramento è chiamato sacramento della
CONVERSIONE poichè realizza sacramentalmente l’appello di Gesù alla
conversione, il cammino del ritorno al Padre da cui ci si è allontanati
con il peccato.
E’ chiamato sacramento della PENITENZA poichè
consacra un cammino personale ed ecclesiale di conversione e di
pentimento del cristiano peccatore.
E’ chiamato sacramento della CONFESSIONE poichè
l’accusa la confessione dei peccati davanti al sacerdote è un elemento
essenziale di questo sacramento.In un certo senso è una lode un
riconoscimento della santità di Dio e della sua misericordia verso
l’uomo peccatore.
E’ chiamato sacramento del PERDONO poichè ,
attraverso l’assoluzione sacramentale del sacerdote Dio accorda al
penitente “il perdono e la pace”.
E’ chiamato sacramento della RICONCILIAZIONE
perchè dona al peccatore l’amore di Dio che riconcilia:”Lasciatevi
riconciliare con Dio”(2Cor5,20).
PERCHE’ UN SACRAMENTO DELLA RICONCILIAZIONE
DOPO IL BATTESIMO?
La conversione a Cristo , la nuova nascita dal
Battesimo, il dono dello Spirito Santo il Corpo e il Sangue di Cristo
ricevuti in nutrimento, ci hanno resi santi e immacolati al suo
cospetto, tuttavia, la vita nuova ricevuta nell’iniziazione cristiana
non ha soppresso la fragilità e la debolezza della natura umana nè
l’inclinazione al peccato che la tradizione chiama concupiscenza. Si
tratta del combattimento della conversione in vista della santità e
della vita eterna alla quale il Signore non cessa di chiamarci.
Il Battesimo è quindi il luogo principale della
prima e fondamentale conversione. E’ mediante la fede nella Buona
Novella e mediante il Battesimo che si rinuncia al male e si acquista la
salvezza, cioè la remissione di tutti i peccati e il dono della vita
nuova(At 2,38).L’appello di Cristo alla conversione continua oggi a
risuonare nella vita dei cristiani.Questa seconda conversione è un
impegno continuo per tutta la Chiesa che,”santa insieme e sempre
bisognosa di purificazione, incessantemente si applica alla penitenza e
al suo rinnovamento”. A proposito delle due conversioni Sant’Ambrogio
dice che, nella Chiesa,”ci sono l’acqua e le lacrime: l’acqua del
Battesimo e le lacrime della Penitenza”.
LA PENITENZA INTERIORE
Come già nei profeti l’appello di Gesù alla
conversione e alla penitenza non riguarda anzitutto opere esteriori,”il
sacco e la cenere”, i digiuni e le mortificazioni, ma la conversione del
cuore, la penitenza interiore. Senza di essa, le opere di penitenza
rimangono sterili e menzognere; la conversione interiore spinge invece
all’espressione di questo atteggiamento in segni visibili, gesti e opere
di penitenza(Mt 6,1-6.16-18). La penitenza interiore è un radicale
riorientamento di tutta la vita, un ritorno, una conversione a Dio con
tutto il cuore, una rottura con il peccato, un’avversione per il male,
insieme con la riprovazione nei confronti delle cattive azioni che
abbiamo commesse. Questa conversione del cuore è accompagnata da un
dolore e da una tristezza salutari, che i Padri hanno chiamato “animi
cruciatus” (afflizione dello spirito), “compunctio cordis” (contrizione
del cuore).
IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA E DELLA
RICONCILIAZIONE
Il peccato è anzitutto offesa a Dio, rottura della
comunione con lui. Dio solo perdona i peccati e, in virtù della sua
autorità divina dona tale potere agli uomini affinchè lo esercitino nel
suo nome.
La sera di Pasqua, il Signore Gesù si mostrò ai
suoi Apostoli e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo; a chi
rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete,
resteranno non rimessi “(Gv 20,22-23).
Rendendo gli Apostoli partecipi del suo proprio
potere di perdonare i peccati, il Signore da loro anche l’autorità di
riconciliare i peccatori con la Chiesa. Tale dimensione ecclesiale del
loro ministero trova la sua più chiara espressione nella solenne parola
di Cristo a Simon Pietro: “A te darò le chiavi del Regno dei cieli, e
tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò
che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli” (Mt16,19). Le
parole legare e sciogliere significano: colui che voi escluderete
dalla vostra comunione, sarà escluso dalla comunione con Dio; colui che
accoglieretedi nuovo nella vostra comunione, Dio lo accoglierà anche
nella sua. La riconciliazione con la Chiesa è inseparabile dalla
riconciliazione con Dio.
Cristo ha istituito il sacramento della Penitenza
per tutti i membri peccatori della sua Chiesa, in primo luogo per
coloro che, dopo il Battesimo , sono caduti in peccato grave e hanno
così perduto la grazia battesimale e hanno inflitto una ferita alla
comunione ecclesiale. A costoro il sacramento della Penitenza offre una
nuova possibilità di convertirsi e di recuperare la grazia.
Nel corso dei secoli la forma concreta, secondo la
quale la Chiesa ha esercitato questo potere ricevuto dal
Signore, ha subito molte variazioni. Durante i
primi secoli, la riconciliazione dei cristiani che avevano commesso
peccati particolermente gravi dopo il loro Battesimo(per esempio
l’idolatria, l’omicidio o l’adulterio), era legata ad una disciplina
molto rigorosa, secondo la quale i penitenti dovevano fare pubblica
penitenza per i loro peccati, spesso per lunghi anni, prima di ricevere
la riconciliazione.Ogni altro peccato poteva essere perdonato, ma
commetterne uno di questi tre escludeva immediatamente dalla comunione e
– di conseguenza – dalla possibilità di salvezza. Se dunque l’ingresso
nella comunità apriva le porte della salvezza riconciliando il credente
con Dio, i tre peccati gravi rompevano l’impegno preso, escludendo il
credente dalla promessa di salvezza. Con il passare dei secoli,
tuttavia, la Chiesa ammise, per i soli laici, una seconda
riconciliazione e successivamente in casi molto particolari, una terza.
In questi casi , il penitente veniva considerato alla stregua di un
pagano che si dovesse accostare al Battesimo per la prima volta e –
conseguentemente – che potesse benificiare della riconciliazione con
Dio. Egli confessava il suo peccato al vescovo in privato, ma era tenuto
a fare penitenza pubblicamente. La confessione è , in questa fase, in un
punto mediano tra pubblico e privato e viene detta “penitenza pubblica”.
Il candidato penitente entrava nell’ordine dei penitenti. Lo stato di
penitente era molto gravoso. Comportava il dover prendere posto fuori
dalla chiesa o nell’ultimo posto in fondo, il rimanere esclusi dalla
comunione e il mantenere a lungo la posizione genuflessa, implicava
inoltre la conseguente assunzione di un aspetto dimesso e incolto e
l’umile abbigliamento di una veste ruvida e grezza, simbolo dei
penitenti e degli eremiti, secondo la parabola in cui Dio divide i capri
cattivi dalle pecore buone. Il penitente avrebbe dovuto digiunare
severamente, essere escluso dall’esercito, dai tribunali, dai negozi,
dalle cariche pubbliche e a maggior ragione dalle cariche
ecclesiastiche. Man mano che la religione acquisiva le sue
caratteristiche e man mano che si incontrava e scontrava con civiltà
diverse , la Chiesa si trovò nella necessità di articolare tanto il
peccato quanto la penitenza in modo più profondo e con maggiore
beneficio spirituale per chi ne fosse stato coinvolto. Inoltre, non in
tutte le zone era in uso la Penitenza Pubblica: si ritiene che
soprattutto nelle province lontane da Roma, come la Scozia,
l’Inghilterra e soprattutto l’Irlanda non abbiano mai conosciuto la
penitenza antica. Dall’Irlanda, uno dei centri di maggiore importanza
del Cristianesimo, si propagò nel resto dell’Europa la visione di un Dio
più amorevole e un maggior discernimento nel valutare il peccato e le
sue conseguenze.
Nel settimo secolo, ispirati dalla tradizione
monastica d’Oriente, i missionari irlandesi portarono nell’Europa
continentale la pratica “privata” della penitenza che non esige il
compimento pubblico e prolungato di opere di penitenza prima di ricevere
la riconciliazione con la Chiesa. Il sacramento si attua ormai in una
maniera più segreta tra il penitente e il sacerdote. Questa nuova
pratica prevedeva la possibilità della reiterazione e apriva così la via
a una frequenza regolare di questo sacramento.E’ questa, a grandi linee,
la forma di penitenza che la Chiesa pratica fino ai giorni nostri. I
Padri della Chiesa presentano questo sacramento come “la seconda tavola
( di salvezza ) dopo il naufragio della grazia perduta” ( Tertulliano,
De paenitentia, 4,2 ).
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