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La
Pasqua nella spiritualità
di S. Francesco di Paola
L’approdo della quaresima è sempre la Pasqua. La croce è
solo il passaggio verso la risurrezione. La morte in croce è seme
di una vita nuova che rinasce. E’ questo il mistero che celebriamo
ogni anno, posto a fondamento della nostra fede cristiana. S. Paolo ha
scritto che se Cristo non fosse risorto da morte, la nostra fede sarebbe
vana.
Sulla base di questa premessa di fede noi possiamo riflettere su come
la Pasqua, con i suoi contenuti di gioia e di vita, sia entrata nella
spiritualità di S. Francesco di Paola, segnata dalla penitenza
quaresimale.
La proposta di una spiritualità fondata sulla quaresima non è
qualcosa di monco, di dimezzato e di imperfetto perché farebbe
a meno del suo sbocco naturale, cioè la Pasqua. S. Francesco di
Paola ha vissuto per intero il mistero di Cristo, quindi il mistero di
morte e di resurrezione. La luce pasquale illumina sempre l’itinerario
quaresimale, perché senza questa luce esso non avrebbe senso. Perciò
anche la sua spiritualità partecipa del mistero della Pasqua.
1.
La spiritualità quaresimale in funzione della novità
di vita pasquale
Una prima risposta, pertanto, alla nostra ricerca sta
nel fatto che è lo splendore della Pasqua ad illuminare e a dare
senso ad ogni cammino spirituale nella Chiesa. La penitenza cristiana
non è fine a se stessa, ma è cammino verso l’obiettivo
di quella vita che Cristo ci prospetta con la sua risurrezione.
S. Francesco con la sua proposta quaresimale ci ricorda
il nesso essenziale tra questi due momenti: se la Pasqua è la celebrazione
della vita, ad essa si giunge con l’accettazione della purificazione,
del cambiamento, della conversione. S. Paolo nelle sue riflessione ha
legato il senso teologico della Pasqua all’essere creature nuove:
togliete via il vecchio fermento, perché siete diventate creature
nuove; se siete risorti con Cristo cercate le cose di lassù.
In tal senso S. Francesco di Paola nella Chiesa rimane un
punto di riferimento di questa verità: alla novità di vita
si arriva attraverso la morte a tutto ciò che in noi è male,
peccato, ribellione a Dio. E’ questo il senso della penitenza, richiesta
per accogliere la buona novella del Vangelo. Gesù ha legato la
pienezza di vita, che ci ha portato come salvatore del mondo (Gv 10, 10),
all’accettazione da parte nostra della conversione (Mc 1, 15). La
spiritualità quaresimale di S. Francesco richiama perciò
necessariamente ed essenzialmente il mistero della Pasqua di Cristo. Ci
spieghiamo allora i suoi appelli continui alla conversione di vita, al
superamento del male, al ritorno alla piena osservanza dei comandamenti
di Dio. Il commento unanime dei suoi contemporanei, quando riferiscono
il suo impegno nella predicazione, è stato: ha condotto tutti sulla
buona via. E questo è il contenuto pasquale più importante
per l’uomo. La proposta penitenziale è quindi una proposta
che fa leva sul bisogno di vita nuova che essa annuncia e prepara in nome
del Cristo risorto.
2.
L’esperienza della Pasqua è frutto di ricerca.
Nel racconto pasquale l’incontro con il Risorto
è sempre il dono che conclude una ricerca. Cerca la Maddalena,
cercano Giovanni e Pietro, gli apostoli devono andare in Galilea per vederlo,
cerca lo stesso Tommaso che vuole vedere i segni concreti di questo avvenimento,
toccare con mano, cercano i discepoli di Emmaus nel loro sconforto. Tutti
poi corrono alla ricerca degli altri ai quali comunicare la lieta notizia
e condividere così la gioia.
Non è un rilievo di poco conto questo nel racconto
evangelico della risurrezione, perché ci sta ad indicare che anche
oggi per noi l’incontro con il Risorto, con l’acquisizione
di tutti i doni che ci porta, è frutto di una ricerca. La quaresima
della Chiesa, come preparazione alla Pasqua, è tempo di ricerca
attenta di Dio, della sua parola, della sua volontà.
Nel contesto di questa verità si colloca un altro aspetto
dell’esperienza penitenziale e quaresimale di S. Francesco di Paola.
Tutta la sua vita è segnata dalla ricerca di Dio. Da quando fece
la scelta di ritirarsi in solitudine, fino agli ultimi giorni della sua
vita, l’obiettivo di cercare Dio, di stare con lui, di capirlo,
ha segnato ogni suo momento, ogni suo atto, ogni sua decisione. Chiunque
l’abbia avvicinato ha appreso da lui la grande lezione di come tendere
a Dio, riconoscendolo a fondamento della felicità e della dignità
dell’uomo. I suoi contemporanei hanno sottolineato entusiasti che
egli era un uomo solitario, austero, dedito alla preghiera e alla contemplazione,
ma nello stesso tempo felice, sereno, accogliente. Anzi hanno percepito
a sufficienza che la sua ricca umanità derivava dalla sua comunione
con Dio. I suoi discorsi affascinavano e inducevano al cambiamento di
vita. Le sue esortazioni a vivere nel timore di Dio, ad osservare i comandamenti,
a riconciliarsi con Dio e a vivere gli impegni di fede, erano un indiretto
invito a ricercare Dio.
La ricerca di Dio in ultima analisi che cosa è, se
non lo sforzo di impostare la vita, tenendo gli occhi fissi in lui? Nella
Regola del Terzo Ordine S. Francesco ha raccomandato proprio questo: “ponete
fisso in lui il vostro sguardo”. Solo uno sguardo posto in Dio con
impegno, fiducia e speranza salva l’uomo e lo rende capace di costruire
una vita degna di tal nome.
La penitenza cristiana è cammino di libertà
alla ricerca dell’unico bene necessario per l’uomo, che è
Dio: “cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia e tutto il
resto vi verrà dato in sovrappiù”. In questo senso
la spiritualità quaresimale, fondata su di un itinerario di liberazione,
si collega direttamente alla Pasqua, perché crea le condizioni
per fare l’esperienza del Risorto. Il cercare comporta sempre sacrificio
e sofferenza, in quanto gli ostacoli che si frappongono in questa ricerca
sono tanti. Ma è solo a queste condizioni che il Signore si rivela
a noi dandoci gioia. La fede non è facile: la serenità che
dona non è assenza di problemi, ma è la pace e la tranquillità
che si prova sapendo di essere sostenuti da quel Dio che attrae e che
motiva la ricerca.
S. Francesco ci ha insegnato con una vita di uomo sereno e
felice, di pace e di riconciliazione, che la ricerca di Dio è possibile;
è possibile raggiungere l’obiettivo di incontrarlo; è
possibile realizzare la comunione con lui, se siamo capaci di rinuncia.
Ma la rinuncia non va intesa come immolazione delle nostre gioie ad un
Dio che vuole sacrifici, ma eliminazione di tutti quei condizionamenti
che ostacolano tale ricerca e che in realtà sono impedimenti anche
per la piena realizzazione di noi stessi. Dio non è mai rivale
dell’uomo; se qualche volta la sua presenza sembra ostacolare la
nostra felicità è perché ci prospetta una felicità
più vera e più degna dell’uomo.
S. Francesco nella sua Regola ha chiesto espressamente una
penitenza che fosse cammino di liberazione per creare le condizioni di
una preghiera pura, che è espressione del raggiungimento dell’incontro
con Dio.
3.
La Pasqua è riscatto dell’uomo per il servizio all’altro
uomo.
La Pasqua è inizio del riscatto per l’uomo, che
si sente così spinto a riscattare anche lui i propri simili. Dio
non ci ha salvati togliendoci la fatica di essere uomini, ma condividendola
con noi l’ha redenta e ci ha dato speranza contro ogni speranza.
Questa è la salvezza che ci ha portato. In questo senso la Pasqua
è il momento in cui l’uomo riscatta la sua disperazione e
allarga il suo cuore alla speranza. L’esperienza di liberazione
che si fa nella Pasqua del Signore è spinta a promuovere altrettanta
liberazione tra gli altri. Nel nome del Risorto sono nate lungo i secoli
nella Chiesa tutte le opere di riscatto per l’uomo. La promozione
umana è il segno che i cristiani credono nel Signore risorto. L’attesa
di un’altra vita nella quale ci immetterà il Cristo risorto
spinge a migliorare la qualità della vita presente. L’eternità
cristiana non è rivale della temporalità, anzi ne è
lo sbocco, perché nel tempo il cristiano prepara i cieli nuovi
e la terra nuova.
Se pensiamo a S. Francesco a partire da questo aspetto della
Pasqua cristiana ci accorgiamo di quanto sia stata “pasquale”
tutta la sua vita. Egli è vissuto all’insegna dell’amore
e del servizio. Un eremita nel cuore del mondo: non è una frase
ad effetto, se lo pensiamo attivo ed operante per 24 anni presso la corte
dei re francesi, vero cuore del mondo in quegli anni. Erich Fromm, grande
psicologo, nel libro “L’arte di amare”, ha scritto che
per amare veramente bisogna essere umili e disponibili al sacrificio.
L’amore richiede entrambe le virtù.
Se volessimo fare l’analisi dell’atteggiamento
“pasquale” di S. Francesco di Paola dovremmo fare un lungo
elenco di atteggiamenti, di azioni, di scelte, di lotte che lo hanno visto
protagonista a favore degli altri.
L’accoglienza che ha esercitato è stata straordinaria:
ha donato la pace dei cuori e tutti tornavano a casa contenti. Era Pasqua
per loro perché erano tornati in possesso della gioia.
L’impegno sociale è stato forte sino al dono
totale della sua vita. Non dimentichiamo che il re di Napoli mandò
i soldati ad arrestarlo. Nella Pasqua Cristo ha dimostrato che la prova
più grande dell’amore è l’offerta della vita
in dono.
La sua capacità di servizio è stata generosa
fino alla dimenticanza totale di se stesso; felice di dare piuttosto che
di ricevere, nella logica che la felicità personale deve essere
sempre la ridondanza del servizio reso agli altri per farli felici. Cristo
ha preparato la sua pasqua dando ai discepoli la grande lezione della
lavanda dei piedi.
La dolcezza nel tratto in lui andava di pari passo con
la sua austerità. E’ stato perciò benigno, mite, misericordioso,
disponibile, trattando tutti con carità, esprimendosi sempre avendo
sulle labbra la parola “carità”. Anche se è
stato esigente dinanzi al bene e alla verità, non scendendo mai
a compromessi per esprimere accoglienza e misericordia. Nella Pasqua Cristo
ci ha manifestato la grandezza dell’amore misericordioso che perdona
e redime, anche se chiama a conversione e attende che essa sia operante
per poter usufruire della sua misericordia (es. parabola del figlio prodigo).
Il penitente Francesco di Paola è stato un uomo dalle
infinite sensibilità umane, sulle quali ha fondato la grande virtù
della carità, nella quale Dio rivela se stesso.
Pertanto la spiritualità quaresimale di S. Francesco di Paola è
una spiritualità che viene illuminata dalla luce della Pasqua,
vive della verità e della forza di questo mistero, orienta quanti
si associano ad essa verso la gioia e la felicità che il Risorto
garantisce a quanti credono in lui e vivono di lui.
P.
Giuseppe Fiorini Morosini
Correttore Generale dei Minimi
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