SAN FRANCESCO DI PAOLA PROTETTORE DELLA CALABRIA E DELLA GENTE DI MARE

Parrocchia "S. Rocco e S. Francesco di Paola" - Pizzo

  

          

OMELIA RADIO MARIA

1 APRILE 2009

I VESPRI SAN FRANCESCO

 

“L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato donato”, così S. Paolo scriveva da Corinto alla Chiesa di Roma. 

Queste  sono anche le parole che la liturgia inserisce nell’Antifona d’ingresso della Messa propria in onore di S. Francesco di Paola, del quale stiamo celebrando questa sera i Primi Vespri.

È bene ricordare  a voi qui presenti e a coloro che numerosi ci ascoltano per radio, che il “nostro” S. Francesco è stato dichiarato il 2 giugno 1962  dal Beato Giovanni XXIII,  Patrono Principale della Calabria e il 27 marzo 1943 dal Servo di Dio Pio XII, Protettore della Gente di Mare della Nazione Italiana, ricordando soprattutto  il famoso prodigio del miracoloso attraversamento dello Stretto di Messina sul suo mantello.

La lettura breve or ora ascoltata,   tratta dalla Prima Lettera ai Corinzi capitolo 13 versetto 1 , vuole focalizzare la nostra attenzione sulla virtù teologale della Carità. 

Gesù fa della carità il comandamento nuovo [Gv 13,34]. Amando i suoi “sino alla fine” (Gv 13,1), egli manifesta l'amore che riceve dal Padre  e che si concretizza nel Sacrificio Supremo di sé. Amandosi gli uni gli altri, i discepoli imitano l'amore di Gesù, che essi ricevono a loro volta. Per questo Gesù dice: “Come il Padre ha amato me, così anch'io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). E ancora: “Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati” (Gv 15,12). (CCC 1824) La carità è frutto dello Spirito ed è  pienezza della legge,  per chi osserva i comandamenti di Dio e del suo Cristo: “Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore” (Gv 15,9-10) [Mt 22,40; Rm 13,8-10]. (CCC 773) .

Non può esistere però una amore fatto solo di parole o di vuoti sentimenti. L’amore esige necessariamente gesti che lo possano rendere vivo e credibile. Gesù, quando ci chiede di osservare i suoi comandamenti, non fa che esprimere tale esigenza, comprensibile già dal punto di vista della ragione. La storia dell’alleanza tra Dio e il popolo ebraico si è sviluppata attorno al bisogno di scambio di segni o gesti d’amore non sarebbe concepibile un amore verso Dio senza l’impegno a mettere in pratica i suoi comandamenti.

In  tutto questo ci viene in aiuto l’esempio di S. Francesco che ha coltivato in modo tutto particolare la virtù della carità. Il collegamento per l’ora di spiritualità da questa comunità si colloca alla vigilia  della celebrazione del Pio Transito di S. Francesco di Paola avvenuto a Tours in Francia il 2 aprile 1507 , ma anche alla vigilia del IV anniversario  della morte del servo di Dio Giovanni Paolo II passato a miglior vita proprio nel giorno del 2 aprile festa liturgica del Santo Paolano. Durante la sua visita  al  Santuario di Paola nell’ottobre del 1984  il S. Padre così ebbe a dire ai numerosi fedeli presenti:  “San Francesco è stato in vita un difensore dei poveri contro i soprusi dei potenti del tempo, e ha sempre restituito a tutti serenità, salute e coraggio. Dal cielo ottenga per la sua Calabria la serenità, la concordia degli animi, il rispetto della persona umana e aiuti a sconfiggere la piaga della  violenza e degli altri mali funesti che travolgono la società odierna e ottenga il lavoro per tutti”.  A queste affermazioni fanno eco le parole di Papa Benedetto XVI nel messaggio all’Ordine dei Minimi per il V Centenario della morte del Santo:

 “San Francesco di Paola ha sempre difeso la causa dei poveri e degli emarginati. La devozione popolare di tutti i tempi nei suoi confronti si è sviluppata in gran parte proprio tra i ceti sociali più poveri, a testimonianza di quanto egli li abbia amati e aiutati. Per questa ragione i Vescovi italiani, anni or sono, ebbero a definirlo il “il Santo della carità sociale”.

La carità nel cuore dell’eremita Paolano divenne fuoco divorante e la sua parola era fiaccola ardente per chi si recava da lui per un consiglio o una richiesta.

Pur ritirandosi nel deserto in disparte per vivere la “vita quaresimale”, S. Francesco fu sempre a contatto con le problematiche e le esigenze della gente.     

Continua nel su citato messaggio ,  Benedetto XVI : “ L’ascesi, infatti, se da una parte educa lo spirito ad essere forte nel combattimento spirituale, dall’altra allarga il cuore alla carità verso i poveri.”  Carissimi, concludendo queste semplici riflessioni  ,ci impegniamo a comprendere pertanto,  che  solo nella conversione a Dio potremo trovare  la nostra pace e la nostra salvezza perché ritroveremo la giusta dimensione  del nostro essere creature amate dal Padre che ci attende sempre comunque  a braccia aperte. Amen.

 

P. Domenico M. Crupi o.m.

 

 


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                                                                 Ultimo aggiornamento: 22-07-09