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Pro orantibus
Il
21 novembre, festa della Presentazione di Maria al Tempio, la Chiesa
cattolica è invitata a pregare per le suore di vita contemplativa
claustrale e anche a dare un aiuto concreto ai monasteri che spesso
vivono in grande povertà. È un’occasione per ricordare – se mai ce
ne fosse bisogno – la presenza orante di tante donne (circa 50.000
in tutto il mondo) che hanno accolta, custodita nel cuore e
realizzata nella vita, la parola che un giorno Gesù rivolse ai
discepoli: «Venite seorsum», «Venite in disparte, in un luogo
solitario…» (Mc 6, 31).
La
parola "Clausura" evoca le grate, un pesante portone che si chiude
alle spalle di chi entra, austerità, silenzio, distacco dal mondo.
Tutto questo, in parte, è anche vero, sebbene il Vaticano II abbia
alleggerito la vita claustrale da tante forme e sovrastrutture
esterne accumulate nel corso dei secoli e non più consone alla
cultura e al vissuto di oggi, ma soprattutto è una vocazione in cui
una persona è chiamata a conformarsi al Signore Gesù che spesso –
come raccontano i Vangeli – «si ritirava sul monte, in un luogo
solitario, a pregare il Padre».
Vivo
l’esperienza della vita contemplativa claustrale da più di
trent’anni.
Un’avventura che ha conosciuto momenti di entusiasmo, di fatica, di
gioia e di sofferenza, un cammino condiviso con tante donne e uomini
chiamati dal Signore a seguirlo «più da vicino» per essere un
richiamo forte, nella Chiesa, per ogni sorella e fratello, che il
Regno è già in mezzo a noi, che c’è una gerarchia di valori in cui
Dio ha il primo posto.
La
preghiera è al centro della nostra vita
e
tutta la giornata, le normali occupazioni, il lavoro, i rapporti
interpersonali, le piccole o grandi cose del quotidiano ruotano
attorno alla preghiera, intesa come incontro personale e comunitario
con Dio-Amore, in Cristo. La preghiera ha mille espressioni: è
proclamare le lodi del Signore nella Liturgia delle Ore, la grande
preghiera della Chiesa universale; è contemplare con animo stupito e
riconoscente le opere meravigliose di Dio; è riconoscere il suo
amore che si esprime nei gesti più piccoli e teneri, come il sorriso
di un bimbo o il perdono dato e ricevuto; è alzare le braccia in una
supplica che raccoglie tutte le angosce dell’umanità sofferente e
smarrita; è dirgli che lo riconosciamo come Padre ricco di
misericordia e pronto a perdonare senza misura. Soprattutto la
preghiera ci raccoglie attorno all’Eucaristia, azione di grazie per
eccellenza.
«Venite in disparte» ci ha detto Gesù. Ma questo "in disparte" non
ci allontana dai fratelli, anzi. «Con animo libero e accogliente,
"con la tenerezza di Cristo", le monache portano in cuore le
sofferenze e le ansie di quanti ricorrono al loro aiuto e di tutti
gli uomini e le donne. Profondamente solidali con le vicende della
Chiesa e dell’uomo d’oggi, collaborano spiritualmente
all'edificazione del Regno di Cristo» (Verbi Sponsa, 1999).
Nel
seguire Gesù ci è modello e guida Maria che non ha mai lasciato solo
Gesù, ma lo ha accompagnato restando vigile, nel silenzio e nel
nascondimento, fino ai piedi della croce.
Maria ha provato la fatica della fede, alle nozze di Cana si è fatta
audace nel chiedere l’intervento del Figlio, sul Calvario ha creduto
e sperato contro ogni speranza. Maria, infine, si trovava in mezzo
agli Apostoli in preghiera nell’attesa dello Spirito, all’alba della
Chiesa nascente.
A
lei, Madre della Chiesa, affidiamo la nostra vocazione
contemplativa.
Suor
Silvia Grasso,
monastero domenicano "Beata Margherita di Savoia" di Alba
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