CRESCERE
ALLA SCUOLA DI SAN FRANCESCO
Cinquecento
anni ci separano da san Francesco di Paola: può un giovane oggi
imparare qualcosa da un uomo così lontano nel tempo? Quali potrebbero
essere i valori che, conoscendo la sua vita, i giovani oggi possono cogliere
e vivere?
Rispondendo a queste domande, voglio suggerire alcune riflessioni su come
san Francesco può oggi parlare ad un giovane, che fa della sua
crescita un problema vitale.
1- San Francesco l’uomo che sceglie
L’impegno per la scelta della vita è il valore fondamentale
che un giovane può cogliere in San Francesco di Paola. Scegliere
non è facile, perché la paura di assumersi delle responsabilità
fa rimandare al futuro ogni decisione. Si rischia così di non vivere,
ma di lasciarsi vivere, perché non si può fare a meno di
confrontarsi con gli avvenimenti, che, o si governano con intelligenza
e responsabilità o si impongono a noi.
La vita richiede che l’uomo ne assuma il comando, guidandola con
le proprie scelte e decisioni, non lasciandosi trasportare dalle correnti
come una barca alla deriva.
Oggi si è tentati di declinare ogni scelta, lasciando che siano
gli avvenimenti a decidere per noi. Se poi le scelte da fare si presentano
a noi come scomode e faticose, cerchiamo di evitarle o rifiutarle.
Non è stato così per San Francesco, che si è mostrato
un uomo deciso e impegnato, capace di assumersi responsabilità
fin dall’adolescenza.
Accetta di andare a San Marco Argentano all’età di sedici
anni circa. Lì cominciò un cammino serio di discernimento
della sua vita, fatto con impegno e generosità alla luce della
fede. Rifiutò di rimanere in quel convento come frate, nonostante
genitori e religiosi lo invogliassero a farlo. Fece il pellegrinaggio
ad Assisi alla ricerca di una luce che dall’alto lo illuminasse.
Alla fine decise di ritirarsi a vita eremitica, all’età di
diciassette anni circa. Fu una decisione ferma, discussa con i genitori,
dalla quale, essenzialmente, non tornò mai indietro.
Lungo l’arco dei suoi 91 anni quante volte è stato chiamato
dagli avvenimenti a fare scelte coraggiose, che lo hanno scomodato profondamente,
fino a mettere in discussione la sua libertà di uomo, correndo
il rischio di essere arrestato!
Alcuni esempi:
• l’essere diventato un fondatore di un Ordine religioso non
era nei suoi progetti; è stato un disegno di Dio, che lui ha colto
dagli avvenimenti; cioè dal fatto che diversi giovani gli chiesero
di seguirlo. E lui ha dovuto adattare le sue abitudini di eremita solitario
alle esigenze della vita comunitaria.
• L’esser diventato interprete dei problemi sociali della
sue gente, oppressa dall’ingiustizia, è stato un impegno
che egli lentamente ha assunto a mano a mano che si accorgeva del bisogno
di intervenire. Non era facile opporsi al dispotismo del tempo. Ha rischiato
di essere arrestato dal Re di Napoli. Solo un miracolo lo liberò
dai soldati venuti da Napoli per arrestarlo.
• La partenza per la Francia all’età di 67 anni è
una scelta che gli fu imposta per obbedienza dal Papa. Lui l’ha
accettata con fede, anche se sono da immaginarsi le difficoltà
alle quali andò incontro. Sappiamo però i grandi frutti
di bene prodotti per la società europea del tempo da tale sua disponibilità.
2-
San Francesco, l’uomo tutto di un pezzo
Scegliere si, è un dovere e un bene, ma nella coerenza di vita,
nella fedeltà agli ideali. E’ questo che fa un uomo maturo
e onesto; e questo che si chiede a un giovane che si apre alla vita. La
tentazione di cedere alle mode altalenanti, al pensiero dominante, all’asservimento
a chi può darti qualcosa nella vita, è molto forte per l’uomo,
soprattutto per i giovani, la cui fragilità psicologica, tipica
di certe fasi della crescita umana, li espone ad essere condizionati,
manipolati, plagiati. Ecco allora l’esigenza della coerenza attorni
agli ideali scoperti e accolti.
Su questo aspetto San Francesco di Paola può dare un’altra
lezione di vita, perché, conoscendo i suoi comportamenti, lo possiamo
definire un uomo tutto di un pezzo. Non ha ceduto dinanzi alla cultura
dominante del tempo, incline ad una visione mondanizzata e secolarizzata
della vita, scegliendo il rigore dell’austerità eremitica
e quaresimale.
Quando gran parte della chiesa reputava sorpassate certe forme penitenziali
e i suoi stessi frati lo giudicavano un po’ esagerato nelle disposizioni
penitenziale lasciate nella Regola, egli tenne ferme le sue scelte, appellandosi
all’amore di Dio (A chi ama Dio tutto è possibile) e alla
libera scelta dell’uomo (accettare la penitenza in spirito di libertà).
In Italia l’inviato del Papa lo definì “villano e rustico”.
In Francia fu attaccato dai superiori degli altri ordini religiosi che
ritenevano le sue scelte di vita cose di altri tempi.
Non ha ceduto dinanzi ai potenti del tempo che hanno cercato in tutti
i modi di averlo dalla loro parte, ora con le lusinghe, ora con le minacce.
Dinanzi a loro ha rivendicato la libertà di parlare e di gridare
contro le loro ingiustizie. Ai re di Francia e di Napoli, che volevano
comprare con il denaro la sua amicizia e benevolenza, ripete le stesse
parole: “Restituite il denaro alle persone alle quali lo avete rubato”.
E non ebbe paura di subire i loro ricatti violenti e le loro minacce.
Nelle scelte di vita è stato sempre coerente fino alla morte. Il
biografo coevo dice: “la sua vita è stata sempre la stessa”.
Una coerenza non basata sulla monotonia del vivere quotidiano, ma sulla
fedeltà ai valori accolti e alle scelte fatte nelle circostanze
sempre mutevoli della sua vita. A 91 anni era come a sedici anni, con
lo stesso entusiasmo che lo aveva caratterizzato nelle scelte di gioventù,
con le stesse convinzioni.
Emblematica è la prova del fuoco. Tenendo tra le mani del fuoco,
senza bruciarsi, convince l’inviato del Papa, nel 1467, all’età
di 40 anni, sulla possibilità di vivere l’ascesi quaresimale,
affermando che l’amore di Dio rende possibile tutto. All’età
di 91 anni, il giorno prima di morire, 1° aprile 1507, prende di nuovo
il fuoco con le mani per convincere i suoi frati dell’osservabilità
della sua proposta di vita, se avessero amato Dio.
Questo è stato San Francesco: un uomo tutto d’un pezzo.
3-
San Francesco, l’uomo del dono
Gli anni giovanili sono contraddistinti sempre dalla spontaneità
e dalla generosità. I giovani, notoriamente, sempre pieni di vita
e di speranza, sono generosi e li troviamo in prima fila nelle iniziative
più varie dell’impegno sociale. Pensiamo, oggi, a tutte le
forme del volontariato, delle quali appunto i giovani sono la forza più
consistente, a costo di grandi sacrifici, tante volte a rischio anche
della propria vita. Ma pensiamo anche alle lotte per i grandi ideali:
la pace, ad esempio, la lotta alla mafia, le mobilitazioni varie per lottare
contro l’ingiustizia: in prima fila ci sono sempre loro. San Francesco
di Paola, anche per questo aspetto, è di grande esempio per i giovani;
ad essi può dire una sua parola di incitamento.
Nel suo tempo è stato in prima fila nell’assunzione dei problemi
che la società presentava.
- Durante gli anni del periodo calabrese della sua vita, ha saputo interpretare
la gente nell’ansia di giustizia e di riscatto economico e sociale.
Si è servito della vasta rete di relazioni, che la sua posizione
gli aveva consentito di intessere, per muovere chi aveva responsabilità
sociali ad operare in maniera conforme a giustizia. Ricordiamo la famosa
lettera del 1447: chi governa deve usare giustizia e misericordia. Nel
riscuotere le tasse, bisogna tener conto di chi è in difficoltà
economica.
- Nel periodo francese della sua vita, dal 1483 alla morte nel 1507, sono
i grandi problemi politici dell’Europa del tempo ad interessarlo,
non ultimo la difesa dagli attacchi dei turchi, sempre minacciosi nei
confronti del Sud d’Italia.
La grande lezione che San Francesco dà ai giovani è quella
di impegnarsi per un protagonismo, che preferisco definire “senza
successo”. Un protagonismo che impegna l’uomo a rispondere
ai problemi, sempre e dovunque, per quello che può, senza aspettare
i grandi consensi; senza aspettarsi plausi ed onorificenze; senza aspettare
le grandi mobilitazioni. Il protagonismo di chi si guarda attorno e, vedendo
i problemi che lo circondano, cerca di rispondere con costanza e generosità.
Il protagonismo di chi accetta profondamente che la vita si costruisce
con fatica attraverso il contributo generoso di tutti.
4-
San Francesco, l’uomo della gioia
Una delle note caratteristiche della vita di San Francesco è stata
quella di aver dato serenità e gioia a quanti hanno avuto la fortuna
di incontrarlo in vita. Nelle testimonianze rilasciate ai Processi di
Canonizzazione è ricorrente l’osservazione: “e tutti
ritornavano contenti”.
La gioia che egli offriva non dipendeva solo dall’utile che la gente
poteva trarre dall’incontro con lui, perché non tutti ottenevano
il miracolo che chiedevano. Quanti di loro hanno dovuto accettare l’invito
a prepararsi a ben morire! La gioia era frutto di una pace interiore che
S. Francesco dava, prospettando i valori della vita, indicando la radice
e il fondamento del senso della vita.
La gioia può nascere solo quando sono chiare le motivazioni per
cui vivere e il significato che dobbiamo dare alla fatica del vivere quotidiano.
Era quanto San Francesco offriva invitando a vivere nel timore di Dio,
a guardare verso l’eternità, a vivere nell’onestà
del dovere quotidiano, ad accettare i sacrifici della vita come spazio
di crescita della propria dignità.
I giovani, lo si sa, sono la speranza del domani, e da questa certezza
deriva la gioia che essi sanno dare dovunque si trovano. La loro presenza
nella famiglia, in un’associazione, in un gruppo, dà il tono
della gioia. E’ classica ed espressiva l’immagine del giovane
sorridente con una chitarra in mano sullo sfondo di un paesaggio primaverile.
La gioia si coniuga facilmente con gli anni giovanili. S. Francesco può
offrire ai giovani delle indicazioni per come avere gioia dentro e saperla
diffonderla attorno; per come essere felici e per come dare felicità
ad altri.
- La felicità deve esser sempre correlata al bene. Il male non
dà gioia e felicità stabile, anche se può dare soddisfazione
e piacere immediati. In tal senso, la droga, ad esempio, non dà
gioia e non reca gioia, perché distrugge la persona e arreca sofferenza
ai propri cari.
- La felicità deve coniugarsi con l’impegno di un lavoro
onesto e responsabile. Il facile guadagno, ottenuto recando male ad altri
o calpestando la giustizia, non rende felici e non dà felicità.
I giovani pertanto devono guardarsi dal cadere nella rete della piccola
o grande delinquenza, che promette denaro facile ma a costo di una vita
che scorre sul filo del rischio e alla fine della perdita della libertà
e della gioia della propria famiglia.
- La felicità deve essere condivisa: in famiglia, con le persone
che ci stanno accanto. Se la ricerca della felicità personale è
causa di infelicità per altre persone, vuol dire che si è
sulla strada di una felicità falsa e non duratura. Il giovane,
pertanto, deve tenersi lontano da quelle persone o ambienti che possono
portarlo fuori strada.
- La felicità deve essere donata, a partire dalla famiglia, per
essere piena. Una felicità chiusa nelle maglie ristrette del proprio
egoismo non è mai liberante; crea conflitti, rende instabili i
rapporti all’interno della famiglia, e, alla fine, toglie la pace
interiore.
Se
i giovani proveranno a leggere la vita di San Francesco attraverso il
taglio dei loro ideali e delle loro speranze, troveranno in essa gli elementi
che abbiamo indicato ed altro ancora, secondo le proprie sensibilità
e bisogni del momento.
P.
Giuseppe Fiorini Morosini